martedì 2 aprile 2013

ESCLUSIVA - Ciao, mi chiamo Napolitano e mi sono rotto le balle

Tra poco più di dieci giorni scadrà il mandato dell'attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un settennato difficile, con un finale burrascoso. Vuoi quei kiwi? è entrato in possesso, in anteprima e in esclusiva, del primo discorso pubblico del Presidente Emerito Giorgio Napolitano. Eccolo.

Cari cittadini, care cittadine,
prima di tutto: avete rotto u cazz. Saluto prima gli uomini e dopo le donne, così mi potrete ancora attaccare perché sono maschilista. I dieci «saggi» - come li avete chiamati voi, non io - sono tutti uomini perché ho preso tutte persone che fossero già ai vertici istituzionali. E in quei posti ci sono solo uomini: non ve ne siete accorti per anni, e ora è colpa mia se il presidente dell'ISTAT è un uomo? Ma fanculo, va'! Aaaaah, che liberazione.

Vi spiace se mi tolgo qualche sassolino? Sì? E allora me lo tolgo con ancora maggiore soddisfazione. In questi sette, lunghissimi anni, alcuni mi hanno adulato a prescindere da qualsiasi cosa facessi:
- Voglio prendere il Parlamento con le armi
- Grande Napolitano, questa è vera lungimiranza

Ma vi rendete conto? Poi dietro le spalle tramavano, questi stronzi. Mi tiravano da una parte o dall'altra. Quando non obbedivo, mi hanno chiamato in tutti i modi, Morfeo, Napo Orso Capo, Re Giorgio, Napuli. Mi hanno accusato di essere comunista, fascista, rinnegato, veterosovietico, colluso, mafioso, vecchio, liberale. Adesso vi dico una cosa: cazzi vostri, cari cittadini e care cittadine! Siete voi a votare: mi avete mandato su Berlusconi, Veltroni, Grillo, Casini, Fini, Mastella, Calearo, Scilipoti, Bossi, Maroni, Alfano. E allora io mi divertivo a vendicarmi, contro di voi che evidentemente avevate l'unico obbiettivo di rovinare le giornate a me.
Pensate la scena: mi si presenta una combriccola in cui il più pulito è Fini, e io cosa devo fare? Mi si para davanti uno schieramento che va dalla Binetti a Stalin, e alla fine andava sempre a finire che lo stronzo ero io. Questi salivano al Colle, ed era una figata: vi siete mai chiesti com'era per me?
Poi, oltre la Turco e Pecoraro Scanio, dovevo ricevere il presidente della Francia, della Germania, degli Stati Uniti, del Bangladesh. Il Quirinale in tiro, tutti mi riverivano, e tutti sapevano di contare molto più di me:
- Sono orgoglioso di collaborare con il Suo Paese, la Kamchatka
- Sì, sì. Anche io, davvero, l'Italia è un grande Stato moderno, pieno di gente per bene. Dove sono le fighe?

Avete fatto petizioni, richieste, domande, raccolte di firme, andando dietro ogni volta ai più incredibili incantatori di serpenti. E io non potevo nemmeno mandarvi a cagare, il mio ruolo non me lo permetteva, dovevo mediare: pensate come potevo sentirmi, quando mi avete chiesto di dire al CSM che Berlusconi non deve essere giudicato. Io lo odio, quel nano schifoso! E poi mi avete accusato di aver chiesto quel che voi volevate che chiedessi. Ma decidetevi, banda di coglioni volubili!

Da decenni cercate di eliminare l'istituzione del senatore a vita. Ve lo dico perché esiste questa figura: almeno per quanto riguarda gli ex presidenti - scusate, mi fa schifo dire «Presidente emerito» - serve per risarcirli dei sette anni di merda che avete fatto loro passare.

Care cittadine, cari cittadini,
non mi mancherete.

Come usa dire, VAFFANCULO
Giò

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